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agendadeimedia
Uno sguardo critico verso l'operato dei media, un antidoto alla disinformazione sistematica
28 dicembre 2008
La questione immorale
L'ordinanza di scarcerazione del sindaco di Pescara D'Alfonso è lunga 8 pagine. Un documento così breve si legge in dieci minuti. E' evidente che Walter Veltroni e gli altri maggiorenti del Partito cosiddetto Democratico erano troppo impegnati con il cenone della vigilia di Natale per azionare il cervello, seppure soltanto per dieci minuti, prima di commentare l'episodio.

Marco Travaglio
raccoglie le dichiarazioni di W & C. sulla vicenda: «Gli arresti domiciliari al sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, e la successiva scarcerazione sono un fatto gravissimo» (Walter Veltroni). «Forse sarebbe stata necessaria più prudenza nell'emettere i provvedimenti di custodia cautelare, anche perché ci sono state conseguenze gravi, come le dimissioni del sindaco di Pescara» (Lanfranco Tenaglia). «Non sussistevano le ragioni per le quali è stato arrestato il sindaco di Pescara, credo ci voglia molta prudenza perché è caduta una amministrazione per ragioni, a quanto pare, insussistenti. Serve prudenza e una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura» (Luciano Violante). Di analogo e polemico tenore le dichiarazioni degli esponenti del Popolo della libertà (condizionata), che non riporto qui per decenza.

Dieci minuti, appunto. Tempo sufficiente per leggere - e perfino comprendere! - l'ordinanza suddetta. Ne riporto qui lo stralcio più significativo: «Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni… costituiscono un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale… Il previsto commissariamento del Comune determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D’Alfonso nell’esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti. Quanto alla possibile costituzione di tesi difensive di comodo, va rilevato che esse sono già state in parte disvelate (con riferimento alla vicenda delle ristrutturazioni) e che comunque il dettagliato sviluppo del costituto difensivo del Sindaco (ed i confronti già intervenuti con le altre fonti di prova dichiarativa e documentale), alla luce della notevole mole del materiale documentale acquisito, rende meno probabili ulteriori manipolazioni… Per questi motivi, (il Gip, ndr) revoca la misura in atto (gli arresti domiciliari, ndr) applicata a carico di D’Alfonso…».

Riassumendo: il sindaco D'Alfonso è stato scarcerato perché, dimettendosi subito dopo l'arresto, verrebbero meno le sue possibilità di manipolare le prove o reiterare i reati (rileggete ora la dichiarazione di Tenaglia e siete autorizzati a farvi due risate o, se siete elettori del Pd, prendere a martellate il monitor del vostro computer).

Angelo Panebianco, illustre politologo e discutibile editorialista del Corriere della Sera (dicono sia d'ispirazione liberale), sciorina la sua poca dimestichezza in materia di giustizia in un fondo pubblicato domenica 28 dicembre. Ecco a voi l'analisi del testo (tra parentesi e in corsivo riporto i miei commenti).

L'esordio dell'articolo è promettente: cita infatti il significativo pensiero di Ottaviano Del Turco, ex governatore pd dell'Abruzzo accusato di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione (Del Turco ci avrebbe guadagnato, illegalmente, quasi 6 milioni di euro). Anche qui, per decenza, non riporto i contenuti.

Il Nostro prosegue: «Era solo il sintomo di un problema ben più ampio. C'è un'intera generazione di giovani politicamente attivi la cui «socializzazione primaria» alla politica è avvenuta a seguito degli eventi provocati dalla vicenda di Mani pulite. Questa generazione, nata dopo il crollo delle antiche ideologie, è cresciuta credendo fermamente in tre dogmi. Per il primo dogma, l'Italia sarebbe il Paese più corrotto della Terra o giù di lì (facciamo d'Occidente..., ndr). Per il secondo, l'etica è il solo metro di giudizio della politica e i «valori» (etici) vanno contrapposti agli «interessi» (sempre sordidi, per definizione). Ciò basta a spiegare perché tanti di questi giovani risultino poi sprovvisti degli strumenti necessari per pensare politicamente». (Panebianco avrà di certo delle prove a sostegno della sua affermazione, probabilmente per mancanza di spazio non ha potuto menzionarle. Le attendiamo fiduciosi, limitandoci a sottolineare che l'incapacità di pensare politicamente è, prima che dei cittadini, soprattutto di politici e giornalisti improvvisati che discutono di giustizia con i pochi mezzi intellettuali che si ritrovano. Ogni riferimento a Veltroni, Violante, Tenaglia e Panebianco è puramente casuale, ndr).

E ancora: «Si aggiunga il fatto che tanti di questi giovani sono privi, causa il cattivo funzionamento di molte scuole, di buone conoscenze storiche, e il quadro è completo. Il successo che riscuotono i libri ispirati al moralismo giustizialista è perfettamente spiegabile». (Un invito non troppo velato ad abbandonare la lettura dei libri di Travaglio, magari per intraprendere quella dei libri di Panebianco, ndr).

E poi, un consiglio spassionato. «Occorrerebbero, da parte dei vertici della politica, grande capacità pedagogica, solide risorse culturali e disponibilità a un lavoro di lunga lena per dare a questi giovani strumenti di orientamento politico meno labili, meno inconsistenti». (Una scuola di partito, insomma. Come nel fascismo, ndr). «Ecco perché è improbabile attendersi dal Partito democratico svolte in materia di giustizia. Anche a costo di negare l’evidenza. L’evidenza è rappresentata da uno squilibrio dei poteri così forte da intaccare, come ha scritto Peppino Caldarola (sempre sul Riformista) la sovranità popolare». (se lo dice Peppino Caldarola..., ndr).

Chiusura degna di un Panebianco: «Il sindaco di Pescara, come, prima di lui, il presidente della Regione Del Turco, si è dovuto dimettere, non a seguito di una condanna da parte di un giudice al termine di un regolare processo, ma a causa dell’inchiesta di un procuratore». (Come avviene in ogni Paese civile del mondo, ultimo esempio il premier d'Israele, ndr). «Con tanti saluti alla presunzione di non colpevolezza, e anche alla democrazia rappresentativa». (E da quando la presunzione di non colpevolezza è diventata anche un principio politico, oltre che giuridico?, ndr).

Ad analisi del testo compiuta, ricordiamo che il Corriere della Sera è il quotidiano sul quale scriveva Carlo Vulpio, che per le inchieste sulle vicende di De Magistris è stato rimosso dall'incarico. Un quotidiano liberale, liberale come Panebianco, Veltroni, Violante, Tenaglia.
28 novembre 2008
La sentenza di Bolzaneto
Mi fido di Repubblica.it, non avendo letto la sentenza sui fatti di Bolzaneto. Secondo il riassunto del giornalista Marco Preve, i giudici hanno ritenuto che nella caserma genovese ci fu tortura, che tuttavia non figura come reato nel codice penale e dunque non è punibile come tale.
Si legge nella sentenza: «anche in questo processo, quantunque celebrato in un'atmosfera caratterizzata da forti contrapposizioni politico-ideologiche sia sui mezzi di informazione che nell'opinione pubblica, sono stati portati a giudizio non situazioni ambientali o orientamenti ideologici, bensì, ovviamente, singoli imputati per specifiche e ben individuate condotte criminose loro attribuite nei rispettivi capi di imputazione, che costituiscono la via maestra da cui il giudicante non deve mai deviare, pena la violazione dell'altro cardine del nostro sistema di garanzie processuali rappresentato dall'art. 24 della Costituzione».

25 novembre 2008
Libera informazione, libera Nazione
I fattori principali che possono favorire l’insorgere di una forma di governo dispotica sono due: la concentrazione dei media in poche mani e la scomparsa del ceto medio dovuta alla diseguale distribuzione della ricchezza. In Italia persistono entrambi.

Appare del tutto fondata, allo stato attuale, l’opinione di chi non intende relegare il dibattito sulla natura democratica o meno della nostra società nell’èra del governo Berlusconi ad una mera ipotesi accademica, un’ubbìa di professori sinistroidi e frustrati dal fallimento dell’ideologia che hanno sostenuto per decenni. La questione democratica è imprescindibile. Per i cittadini, tutti, nessuno escluso. Per chi si crogiola nei salotti e per chi «tarda ad arrivara alla fine del mese», come la politica pretende di insegnare finanche alle famiglie meno abbienti.

In Italia non vige un regime dittatoriale novecentesco, che trae forma dalla legittimazione ideologica. Al contrario, la narcosi delle menti ha favorito l’insorgere di una democrazia anomala nella quale parte dei cittadini accetta che i governanti intendano la politica come il luogo della salvaguardia dei propri interessi privati benché, al contempo, questi coincidano con il benessere della Nazione.

Il governo di centro-destra si fonda su due sostegni necessari, non sufficienti: il potere mediatico che vanta il suo numero uno, la crisi politica del centro-sinistra. L’elettorato non avrebbe remore a cambiare bandiera nel caso in cui l’attuale opposizione gli garantisse migliori condizioni di vita. E, si può esserne certi, Silvio Berlusconi non vanterebbe lo stesso appeal se non godesse del supporto mediatico che gli garantisce la sopravvivenza politica. Non si spiegherebbe, altrimenti, il persistere della violazione di tutte le regole italiane e comunitarie dal giorno in cui ha fondato il polo televisivo commerciale fino ai vari provvedimenti volti a non revocare, come giustizia ordina, le frequenze per la trasmissione via etere di Retequattro.

Silvio Berlusconi governa l’Italia, ma non ha vinto elezioni libere. Le elezioni non libere sono uno dei sintomi del malessere della democrazia. Se uno dei contendenti detiene quasi il cinquanta percento del mercato televisivo, la corsa è falsata in partenza. Questa elementare, gravissima verità, non indigna quotidianamente nemmeno l’elettore tipo dell’altra parte politica, più attento alle questioni sociali come se fossero antecedenti al benessere della democrazia. Benito Mussolini, almeno fino all’entrata in guerra non ha impoverito il popolo (tutt’altro), non per questo la stessa parte politica lo ricorda con nostalgia. La democrazia è il fondamento del benessere, e l’informazione libera è il fondamento della democrazia.

Un’informazione corretta non relegherebbe la questione della Commissione di Vigilanza della Rai a una delle tante beghe politiche. In un sistema democratico, il presidente della Commissione parlamentare che dovrebbe vigilare sul servizio televisivo pubblico dovrebbe essere scelto dall’opposizione. In Italia, soltanto in Italia, è stato designato da una maggioranza che non gradiva un candidato di un partito ritenuto «contrario ai princìpi della libertà e della democrazia».

Un’informazione corretta non dovrebbe destinare all’oblìo i ripetuti inviti di Silvio Berlusconi a non pagare il canone Rai. Un premier che invita i cittadini a violare una legge è di certo un fatto più unico che raro. L’informazione televisiva e giornalistica, tuttavia, dovrebbe squalificare una dichiarazione che, traendo una pretestuosa legittimazione dalla presunta faziosità del Tg3, vuole sminuire la qualità (già bassa) del servizio pubblico auspicando di fatto il venir meno del finanziamento della Rai con la conseguente ascesa delle reti concorrenti, di proprietà del presidente del Consiglio medesimo. Analogamente, un’informazione corretta squalificherebbe altresì l’invito di Berlusconi ad acquistare, in tempi di crisi finanziaria mondiale, i titoli di alcune aziende piuttosto che di altre. Tra queste, naturalmente, Mediaset.

Un’informazione corretta non dovrebbe rinfocolare una cagnara politica sul cosiddetto «caso Mills». Ossia l’avvocato inglese che ha ammesso, in una lettera privata spedita al suo commercialista, di aver ricevuto una somma di denaro da parte di Silvio Berlusconi per tacere parte della verità in un processo in cui era imputato il premier.

Un’informazione corretta avrebbe l’obbligo di rendere noto alla popolazione che il capo del governo è implicato in alcuni processi, spiegandone i contenuti a prescindere dalle posizioni politiche. Per un’iscrizione nel registro degli indagati, il premier israeliano Olmert si è dimesso dall’incarico dichiarando di essere orgoglioso di vivere in un Paese in cui la giustizia è uguale per tutti. Un’informazione corretta avrebbe fornito anche quest’ultima notizia.

Un’informazione corretta s’indignerebbe nel momento in cui il presidente del Consiglio delegittima l’operato del pool di Mani Pulite con l’unico scopo di screditare il solo avversario politico che non tace sulle sue vicende giudiziarie.

Un’informazione corretta smentirebbe con facilità la tesi della maggioranza secondo la quale l’intervento di Berlusconi ha fatto sì che le strade della Campania fossero ripulite dall’immondizia. Le basterebbe inviare una troupe in periferia o, a costo zero, visitare il sito YouTube.

Un’informazione corretta non destinerebbe a Striscia la Notizia il compito di svelare i contenuti del biglietto scritto da Latorre (Pd) per Bocchino (Pdl) nel corso di un programma televisivo, né connoterebbe la questione come un mero episodio da sfottò.

Un’informazione corretta è una condizione necessaria per una democrazia. Nel contesto di una informazione non libera dovremmo sentirci tutti più obbligati a diffondere, con ogni mezzo e nei limiti delle nostre possibilità, i fatti che non ci vengono comunicati dai media.




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27 agosto 2008
Chi di stupro ferisce
Riporto la rubrica "Carta canta" di Marco Travaglio, del 27 agosto.

"Il centrosinistra non ha fatto nulla, in questa città servono misure di emergenza, altrimenti rischia di esplodere. Non bisognava aspettare fatti così gravi" (Gianni Alemanno, deputato di An, dopo l'omicidio a Roma di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, novembre 2007).

"Chiedo a Veltroni e a Rutelli di spiegare perché la stazione di Tor di Quinto è stata lasciata in queste condizioni. Solo dopo la tragedia si cerca di correre ai ripari" (Gianfranco Fini, presidente di An, dopo l'omicidio Reggiani, novembre 2007)

"Non sarebbe successo nulla se la coppia avesse pernottato in un camping autorizzato. Ogni persona dovrebbe essere prudente, non esponendosi a rischi evidenti. Come sindaco di Roma, ho la coscienza a posto" (Gianni Alemanno, sindaco di Roma, dopo l'aggressione di due turisti olandesi e lo stupro ai danni della donna, 25 agosto 2008).

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9 agosto 2008
Il club internazionale dei lodisti
«Il principio Berlusconi, che è stato approvato definitivamente in Italia la settimana scorsa, potrebbe avere gravi conseguenze per la lotta alla corruzione in tutto il mondo. Esso non solo stabilisce un preoccupante precedente in un paese sviluppato, che sarebbe tenuto ad adottare standard più elevati nella vita pubblica, ma crea ora un esempio da prendere come scusa per i leader dei paesi in via di sviluppo che desiderassero emulare tale principio, i quali potrebbero usare come pretesto il fatto che si è creato un precedente, in termini di diritto comparato, che si può e si deve imitare».

Raenette Taljaard (Times/South Africa)
politica interna
2 agosto 2008
Pompini e baci
Il settimanale Chi, casa editrice Mondadori, di proprietà di Silvio Berlusconi (ottenuta grazie a una sentenza comprata), ha pubblicato una foto osè. Una foto scandalo. Il demonizzatore-giustizialista-denigratore-manettaro-moralista-estremista Antonio Di Pietro ha baciato una donna. Non era sua moglie.

Il titolo del servizio è eloquente: ITALIA DEI CALORI. Sottotitolo: Il leader dell'Italia dei Valori- scrive il settimanale diretto da Alfonso Signorini- è sposato in seconde nozze con Susanna Mazzoleni ed è padre di tre figli (Cristiano, di primo letto, Anna e Antonio), ma a Roma vive da solo.
Nel resto dell'articolo si menzionano le precedenti avventure sentimental-erotiche del leader dell'Italia dei Valori.

Polemiche politiche. La pubblicazione non poteva non avere un'eco: è stato un atto proditorio per screditare l'unico oppositore al regime vigente.

Corriere.it riporta la vicenda:
 «Pungente il commento di Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: «Non faremo moralismo sulle foto del "moralista" Di Pietro su Chi... Però, certo, c'è da riflettere sul pulpito da cui venivano le prediche - perfino sulle questioni personali - di qualche settimana fa... È proprio vero: Di Pietro attacca gli altri su cose (gli capita anche in altri ambiti) sulle quali farebbe bene a pensare a se stesso». Le foto su Di Pietro arrivano dopo quelle, pubblicate sempre da Chi, tra Silvio Berlusconi (nemico dichiarato dell'ex pm) e Veronica Lario: immagini che, dopo le indiscrezioni su presunte intercettazioni hot, mostrerebbero l'armonia ritrovata tra il premier e la moglie».

Mentre Berlusconi ritrova, secondo il suo settimanale scandalistico, l'armonia con la moglie, di Di Pietro è doveroso raccontare le scappatelle.

Da brividi Capezzone, l'eccellente uomo politico in grado di saltare dalla segreteria Radicale ad una poltrona di fianco a quella del clericalissimo Giovanardi (leggere qui per riportare alla mente i rapporti amicali tra i due): un trapezista della poltrona. La sua ignoranza congenita non gli permette di comprendere la differenza tra un fatto privato, quello di Di Pietro, e uno di rilevanza pubblica, quello di Berlusconi e delle sue acrobazie sessuali con promozione politica annessa.

politica interna
31 luglio 2008
Nelle vere democrazie...
Il premier israeliano Olmert si è dimesso perché accusato di corruzione. Il premier italiano, accusato dello stesso reato, ha fatto approvare una legge per renderlo improcessabile.

E' la sottile distinzione tra l'Italia e i paesi democratici. Gli editorialisti "liberali" alla Ostellino dormano pure.

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politica interna
20 luglio 2008
La democrazia liberale secondo Ostellino
Piero Ostellino, giornalista sedicente liberale, spiega con dovizia di particolari le ragioni per le quali a Piazza Navona è degenerata la democrazia. (Corriere della Sera del 19 luglio).

«A Piazza Navona non è il linguaggio che è degenerato, ma il concetto stesso di democrazia. Gli insulti a Giorgio Napolitano e a Walter Veltroni, accusati di essere «complici» di Berlusconi, erano una colata di olio di ricino, pura vocazione eversiva. Inevitabili, date certe premesse. Vogliamo, allora, chiamare questo movimento col suo nome, squadrismo? Mi rendo conto che spiegare ad Antonio Di Pietro e ai suoi che cosa è la democrazia liberale sia un' impresa disperata. Sono convinti di essere (solo) essi stessi «la democrazia»; e che il pluralismo sia una declinazione di servilismo. Mi ci provo ugualmente».

Prima che si addentri in uno stucchevole sproloquio
sulla democrazia, sul quale torniamo dopo, Ostellino annuncia al mondo che:

1) A Piazza Navona è degenerata la democrazia. La ragione non si sa. E' un dogma. L'articolo 1 dell'Ostellineide.

2) Gli «insulti» a Napolitano e Veltroni erano «una colata di olio di ricino, pura vocazione eversiva». Ammesso che definire «Morfeo» il capo dello Stato, come la vulgata giornalistica comanda, sia un insulto, sfugge il nesso tra la contumelia medesima e l'olio di ricino, e men che meno con la vocazione eversiva. Pare che democrazia, la stessa democrazia di Ostellino, sia anche diritto di critica.

3) Il movimento di Piazza Navona è squadrista. Per il De Mauro Paravia, s'intende con squadrismo «l’organizzazione e l’impiego da parte di un regime politico, di squadre d’azione incaricate di atti violenti e intimidatori contro persone e istituzioni avverse», o, nel particolare, «in Italia tra il 1919 e il 1924, fenomeno di violenza armata, esercitata da squadre d’azione costituite inizialmente da ex–combattenti della prima guerra mondiale e, dal 1920, utilizzate dal fascismo come strumento di intimidazione e di lotta politica». A Piazza Navona non si sono registrati atti violenti o intimidatori nei confronti di chicchessia. Forse Ostellino ha visto qualcosa che noi non sappiamo. Nel caso, la magistratura, che ha aperto un'inchiesta su Piazza Navona, è pronta ad ascoltare la testimonianza del Nostro.

4) Spiegare la democrazia liberale a Di Pietro è impresa disperata. Il pluralismo, per Di Pietro, sarebbe una declinazione di servilismo. Qualcuno ricordi ad Ostellino che l'Italia dei Valori è membro del Partito Europeo dei Liberali, dal quale non è mai stata espulsa. E che il pluralismo permette anche ad Ostellino di esprimere le sue opinioni calunniose ed insultanti contro i presenti di Piazza Navona.

Analizziamo parola per parola il discorso di Ostellino sulla democrazia.

«Democrazia significa «potere del popolo». Nella democrazia moderna, non di tutto il popolo, ma della maggioranza. E' qui che l' attributo «liberale» si rivela più importante del sostantivo «democrazia» grazie a quel marchingegno che si chiama costituzionalismo: le regole del gioco vincolanti per tutti. Nella democrazia rappresentativa, il popolo ha il potere di governare, ne ha la «titolarità», il diritto; ma l' effettivo potere di governare è dei suoi rappresentanti, che ne hanno l' «esercizio». Il passaggio dal diritto di governare al potere effettivo di governare sono le elezioni (che si tengono secondo le procedure previste dalla legge). Il solo modo di evitare d' essere governati da chi non ci piace è non votarlo. Qui si chiude il primo cerchio della democrazia»

Si chiude così il corso accelerato di democrazia per studenti del ginnasio. Un omaggio a Monsieur de La Palisse direttamente dalle colonne del Corriere della Sera.

Il Nostro prosegue:

«Governa chi ha vinto le elezioni. E' la democrazia come è; non come si vorrebbe che fosse. Fa tutta la differenza fra la realtà «effettuale e perfettibile» e la sua negazione in nome di una società immaginaria e perfetta. Chi ha vinto le elezioni non ha diritto a governare come vuole, bensì solo nel rispetto delle regole del gioco e delle minoranze. A vigilare che ciò avvenga ci sono i «pesi e contrappesi» delle altre istituzioni: il Parlamento (che può votare contro le leggi volute dal governo); il presidente della Repubblica (che le può rinviare alle Camere per vizio di costituzionalità); la Corte costituzionale (che le può dichiarare nulle perché, a suo motivato giudizio, incostituzionali); l' ordine giudiziario (che applica le leggi ordinarie). La separazione dei poteri è il meccanismo costituzionale che limita i singoli poteri dello Stato grazie alla contrapposizione fra questi stessi poteri. E qui si chiude il secondo cerchio della democrazia. Se le istituzioni preposte al vaglio del rispetto delle regole del gioco tacciono, le leggi promosse dal governo e approvate dal Parlamento restano criticabili quanto si vuole, ma sono legittime»

Se la separazione dei poteri che Ostellino e tutti noi decantiamo è messa in discussione da uno di tali poteri, tuttavia, si pone un problema. Un governo che annuncia una riforma della magistratura che sottometterà i pm al governo, a questo governo; che politicizzerà un Csm che tuttora è per due terzi un'estensione del potere politico; che propone una legge per limitare lo strumento per eccellenza per l'investigazione (le intercettazioni telefoniche); che ricatta il capo dello Stato e l'opposizione per far approvare una legge già dichiarata incostituzionale dalla Consulta e accantonare un'altra legge che blocca 100mila processi per salvare quello in cui è imputato il capo del Governo; che imbavaglia la libera stampa annunciando delle liberali multe e un liberale carcere per chi pubblica degli atti pubblici; è un governo che mette in discussione la separazione dei poteri, la stessa separazione dei poteri che chiude, per il Nostro, il secondo cerchio della democrazia.

Ostellino chiude:

«E' lo Stato come è nella Costituzione scritta; non come si vorrebbe che fosse secondo la «Costituzione materiale» e valutazioni extra-giuridiche (morali). Fa tutta la differenza fra lo Stato di diritto e lo Stato etico. Da Machiavelli (1500), la Morale è distinta dalla Politica, che gode di un suo statuto autonomo. Confonderle è convinzione diffusa, ancorché sbagliata, fra la gente comune. Ma l'uomo politico e l'intellettuale che ne teorizzino la commistione sono già nell'anticamera del totalitarismo».

La separazione tra la morale e la politica, per Machiavelli, si fonda sul discorso dei mezzi e dei fini. E' lecito usare dei mezzi non morali per arrivare ad un giusto fine. Wikipedia riassume: «tale comportamento è valido solo per conseguire la salvezza dello Stato, la quale, se è necessario, deve venire prima anche delle personali convinzioni etiche del principe, poiché esso non è il padrone, bensì il servitore dello Stato»

Da questo se ne ricava che Berlusconi è un servitore dello Stato che antepone gli interessi generali a quelli particolari, e che i suoi fini, benché inseguiti con mezzi discutibili, siano giusti. Se è questo il pensiero dell'editorialista cosiddetto liberale, nulla da obiettare sulla sua pregevole lezione di democrazia.
politica interna
14 luglio 2008
Cala il sipario sull'impero di Mr. B.
Piazza Navona porta con sé gli attacchi dell'intero arco parlamentare e segna un punto di svolta nell'agenda dei media. Non si parla più di giustizia, lodo Alfano, blocca-processi e leggi ad personam, ma di nuova legge elettorale e riforme istituzionali.

Tuttavia, fa sempre piacere che l'occhio di un osservatore straniero (seppure esperto di questioni italiane) ci racconti candidamente, al di fuori dei canali del dialogo, cosa sia l'impero berlusconiano nell'anno del Signore 2008. L'articolo è stato pubblicato oggi da la Repubblica, e vale la pena leggerlo per intero. Qui riporto un passo. La firma è dell'ottimo Alexander Stille:

«L'ammissione da parte di Berlusconi che il fine era far cadere un governo con mezzi impropri basterebbe da sola, in un paese normale, a escludere Berlusconi dalle cariche pubbliche, ma gli italiani, sordi al problema del conflitto di interessi, ancora una volta si sono fidati, fiduciosi che avrebbe anteposto il progresso del paese agli interessi personali, fiducia che alla luce di una serie di leggi ad personam e dell'attuale pasticcio si è dimostrata per l'ennesima volta illusoria»
politica interna
11 luglio 2008
Il telegiornale della vergogna
http://it.youtube.com/watch?v=FeAH7CYN_jU&feature=email

Ricordo ai lettori che secondo la Corte Costituzionale e la Corte europea di giustizia, Rete4 non avrebbe il diritto a trasmettere in chiaro via etere.

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