L'ordinanza di scarcerazione del sindaco di Pescara D'Alfonso è lunga
8 pagine. Un documento così breve si legge in
dieci minuti. E' evidente che Walter Veltroni e gli altri maggiorenti del Partito cosiddetto Democratico erano troppo impegnati con il cenone della vigilia di Natale per azionare il cervello, seppure soltanto per dieci minuti, prima di commentare l'episodio.
Marco Travaglio raccoglie le
dichiarazioni di W & C. sulla vicenda: «Gli arresti domiciliari al sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, e la successiva scarcerazione sono un
fatto gravissimo» (Walter Veltroni). «Forse sarebbe stata necessaria più prudenza nell'emettere i provvedimenti di custodia cautelare, anche perché ci sono state conseguenze gravi, come le
dimissioni del sindaco di Pescara» (Lanfranco Tenaglia). «Non sussistevano le ragioni per le quali è stato arrestato il sindaco di Pescara, credo ci voglia molta prudenza perché è caduta una amministrazione per ragioni, a quanto pare, insussistenti. Serve prudenza e una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura» (Luciano Violante). Di analogo e polemico tenore le dichiarazioni degli esponenti del Popolo della libertà (condizionata), che non riporto qui per decenza.
Dieci minuti, appunto. Tempo sufficiente per leggere - e perfino comprendere! - l'ordinanza suddetta. Ne riporto qui lo stralcio più significativo: «Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni… costituiscono un apprezzabile segnale di
sensibilità istituzionale… Il previsto commissariamento del Comune determina un ulteriore
indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D’Alfonso nell’esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente
capacità di manipolare persone informate e documenti. Quanto alla possibile costituzione di tesi difensive di comodo, va rilevato che esse sono già state in parte disvelate (con riferimento alla vicenda delle ristrutturazioni) e che comunque il dettagliato sviluppo del costituto difensivo del Sindaco (ed i confronti già intervenuti con le altre fonti di prova dichiarativa e documentale), alla luce della notevole mole del materiale documentale acquisito, rende
meno probabili ulteriori manipolazioni… Per questi motivi, (il Gip,
ndr) revoca la misura in atto (gli arresti domiciliari,
ndr) applicata a carico di D’Alfonso…».
Riassumendo: il sindaco D'Alfonso è stato scarcerato perché, dimettendosi subito dopo l'arresto, verrebbero meno le sue possibilità di manipolare le prove o reiterare i reati (rileggete ora la dichiarazione di Tenaglia e siete autorizzati a farvi due risate o, se siete elettori del Pd, prendere a martellate il monitor del vostro computer).
Angelo Panebianco, illustre politologo e discutibile editorialista del
Corriere della Sera (dicono sia d'ispirazione liberale), sciorina la sua poca dimestichezza in materia di giustizia in un
fondo pubblicato domenica 28 dicembre. Ecco a voi l'
analisi del testo (tra parentesi e in corsivo riporto i miei commenti).
L'esordio dell'articolo è promettente: cita infatti il significativo pensiero di
Ottaviano Del Turco, ex governatore pd dell'Abruzzo accusato di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione (Del Turco ci avrebbe guadagnato, illegalmente, quasi
6 milioni di euro). Anche qui, per decenza, non riporto i contenuti.
Il Nostro prosegue: «Era solo il sintomo di un problema ben più ampio. C'è un'intera generazione di giovani politicamente attivi la cui «socializzazione primaria» alla politica è avvenuta a seguito degli eventi provocati dalla vicenda di Mani pulite. Questa generazione, nata dopo il crollo delle antiche ideologie, è cresciuta credendo fermamente in
tre dogmi. Per il primo dogma, l'Italia sarebbe il Paese più corrotto della Terra o giù di lì (
facciamo d'Occidente..., ndr). Per il secondo, l'etica è il solo metro di giudizio della politica e i «valori» (etici) vanno contrapposti agli «interessi» (sempre sordidi, per definizione). Ciò basta a spiegare perché tanti di questi giovani risultino poi
sprovvisti degli strumenti necessari per pensare politicamente». (
Panebianco avrà di certo delle prove a sostegno della sua affermazione, probabilmente per mancanza di spazio non ha potuto menzionarle. Le attendiamo fiduciosi, limitandoci a sottolineare che l'incapacità di pensare politicamente è, prima che dei cittadini, soprattutto di politici e giornalisti improvvisati che discutono di giustizia con i pochi mezzi intellettuali che si ritrovano. Ogni riferimento a Veltroni, Violante, Tenaglia e Panebianco è puramente casuale, ndr).
E ancora: «Si aggiunga il fatto che tanti di questi giovani sono
privi, causa il cattivo funzionamento di molte scuole,
di buone conoscenze storiche, e il quadro è completo. Il successo che riscuotono i libri ispirati al
moralismo giustizialista è perfettamente spiegabile». (
Un invito non troppo velato ad abbandonare la lettura dei libri di Travaglio, magari per intraprendere quella dei libri di Panebianco, ndr).
E poi, un consiglio spassionato. «Occorrerebbero, da parte dei vertici della politica, grande capacità pedagogica, solide risorse culturali e disponibilità a un lavoro di lunga lena per dare a questi giovani
strumenti di orientamento politico meno labili,
meno inconsistenti». (
Una scuola di partito, insomma. Come nel fascismo, ndr). «Ecco perché è improbabile attendersi dal Partito democratico svolte in materia di giustizia. Anche a costo di negare l’evidenza. L’evidenza è rappresentata da uno
squilibrio dei poteri così forte da intaccare, come ha scritto Peppino Caldarola (sempre sul Riformista) la sovranità popolare». (
se lo dice Peppino Caldarola..., ndr).
Chiusura degna di un Panebianco:
«
Il sindaco di Pescara, come, prima di lui, il presidente della Regione Del Turco,
si è dovuto dimettere, non a seguito di una condanna da parte di un giudice al termine di un regolare processo, ma a
causa dell’inchiesta di un procuratore». (
Come avviene in ogni Paese civile del mondo, ultimo esempio il premier d'Israele, ndr). «Con tanti saluti alla presunzione di non colpevolezza, e anche alla democrazia rappresentativa». (
E da quando la presunzione di non colpevolezza è diventata anche un principio politico, oltre che giuridico?, ndr).
Ad analisi del testo compiuta, ricordiamo che il Corriere della Sera è il quotidiano sul quale scriveva
Carlo Vulpio, che per le inchieste sulle vicende di
De Magistris è stato
rimosso dall'incarico. Un quotidiano liberale, liberale come Panebianco, Veltroni, Violante, Tenaglia.